Napoli-Inter 0-2, botta e risposta Mancini-Sarri nel post partita
NAPOLI (NA). Sconfitta amara per gli azzurri che dicono addio alla Coppa Italia, l'Inter di Mancini espugna il San Paolo ma a fine gara tiene banco la questione Mancini-Sarri. Sul due a zero il tecnico interista è stato allontanato dal campo dopo un battibecco con collega partenopeo, nel post gara ai microfoni di RaiSport la sua versione dei fatti: "Battibecco con Sarri? Chiedete a lui, ha usato frasi razziste nei miei confronti. A mio avviso uomini come lui non possono stare nel mondo del calcio. Quando il quarto uomo ha segnalato nove minuti di recupero mi sono avvicinato per chiedere spiegazioni e Sarri ha iniziato ad inveire nei miei confronti definendomi "frocio" e "finocchio". Una persona della sua età si deve solo vergognare, in Inghilterra non avrebbe più visto il campo. Chiarimento? Negli spogliatoi l'ho cercato e mi ha chiesto scusa ma io gli ho detto che deve solo vergognarsi".
LA REPLICA DI SARRI - Dopo lo sfogo del tecnico interista la formazione nerazzurra ha lasciato lo stadio San Paolo rapidamente senza rilasciare altre dichiarazioni. A seguire a RaiSport è intervenuto poi il tecnico azzurro Sarri che si è scusato ed ha precisato meglio i fatti: "L'alterco con Mancini? C'era nervosismo, era da poco stato espulso Mertens ed eravamo sotto nel punteggio. A mio avviso sono cose di campo che lì devono finire, nel post gara ho chiesto subito scusa a Mancini e mi aspetto che anche lui faccia lo stesso. Probabilmente l'ho offeso, è stata una cosa istintiva ma secondo me doveva finire in campo questa cosa. Omofobia? Non tiriamo fuori certe parole, era un momento particolare e non ricordo con precisione cosa gli ho detto, nella foga del momento posso aver detto qualsiasi cosa. Più di chiedere scusa non so che fare, magari domani rifarò ammenda. In campo mi è sembrato un normale battibecco, chiaro che i toni sono da censurare assolutamente ma spero che anche Mancini a mente fredda cambi idea, non ho nulla contro gli omosessuali e nelle mie parole non c'era alcun intento discriminatorio".