Quarto, Ramaglia: "Squadra di valore con grandi obiettivi"

Pietro Ramaglia preparatore portieri
Pietro Ramaglia preparatore portieri

In attesa che si definiscano le figure che andranno ad occupare il ruolo di portiere nelle file del Quarto calcio, ci rivolgiamo al preparatore degli estremi difensori della squadra, il mister Pietro Ramaglia per conoscere meglio quale sia il compito di un allenatore dei portieri, per conoscere le sue tecniche di allenamento e, perché no, per riuscire a carpirgli qualche nome.

Mister quali strade l'hanno portata fino al Quarto?

Quando ho smesso di giocare ho capito che soffrivo troppo a stare lontano dal terreno di gioco e soprattutto lontano dalla porta, quindi ho intrapreso la carriera di allenatore. La mia prima squadra è stata il Chiaia Calcio, seguita dalla Boys Fontanelle, dal Soccavo, per tre anni e infine al Quartograd che ringrazio per gli ultimi quattro bellissimi anni, con brevissime puntate di pochi mesi nella Sibilla Bacoli e nell'Interpianurese”.

Immagino che, negli anni abbia sviluppato un sistema di allenamento personale, in cosa consiste?

“L’allenatore dei portieri opera in una condizione atipica per uno sport di squadra, il suo lavoro infatti si svolge prevalentemente a livello individuale, oppure con un sottogruppo di due-tre unità, deve avere una conoscenza a 360° del gioco del calcio, perché negli anni il calcio è cambiato e il ruolo del portiere si è di conseguenza modificato, per cui il preparatore deve ampliare il suo lavoro sul modo di allenare.

Oggi oltre ad allenare il corpo bisogna essere dei bravi psicologi, non dimentichiamo che i “ragazzi” in queste categorie non si dedicano solo al calcio, ma raggiungono il campo dopo una giornata lavorativa, portandosi dietro un bagaglio di tensioni o problemi accumulati durante la giornata. Il mio compito è sì di allenarli, ma in un clima sereno e amichevole in modo da trarre il meglio da tutti”.

So però che gli allenamenti a cui li sottoponi sono abbastanza duri anche dal punto di vista fisico, tanto che non a caso sei stato soprannominato "Il torturatore dei portieri".

"Soprannome che mi hai dato tu dopo aver assistito ad un mio allenamento! E' vero i miei allenamenti sono duri e soprattutto precisi. Dal 1992, poi, con l’applicazione della regola che impedisce al portiere di prendere il pallone con le mani su un passaggio di un compagno di squadra, il saper gestire la palla con i piedi è diventato fondamentale, come del resto l’essere in grado di leggere le situazioni di gioco e quindi cerco di non lasciare niente al caso”.

E' possibile un'anticipazione sui prossimi portieri del Quarto?

“Ora chiedi troppo, i diesse Di Criscio e Velotti stanno vagliando tante figure importanti e di spessore, io aspetto pazientemente, perché ho grande fiducia nel loro operato, posso solo dire che la squadra che sta nascendo sotto gli occhi di tutti è una squadra di valore che ha grandi aspirazioni e obiettivi”.

Graziella Tetta

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